I casi trattati


Benchè in questa materia sia impossibile garantire certezza di risultati, l'affidamento della clientela deve riposare sulla professionalità, competenza ed esperienza dei professionisti che collaborano
all' iniziativa.

Del resto, per noi parlano gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni, i successi conseguiti.
Solo per ricordarne alcuni, e senza poter essere più precisi per ovvie ragioni di privacy, basterà informarvi che ci siamo occupati e/o ci stiamo occupando, per esempio, di:

- un cinquantaseienne camionista, iperdinamico e sportivo, che a seguito di intervento di angioplastica coronarica, e a causa della impropria sovrapposizione da parte dei sanitari di trattamento fibrinolitico a quello antiaggregante piastrinico ancora in corso, con deleterio potenziamento da parte dei farmaci somministrati degli effetti anticoagulanti, ha subito un'emorragia cerebrale riportando afasia motoria, deficit stenico all'arto superiore destro, turbe mnesiche, notevoli difficoltà alla parola, alla lettura e alla scrittura, gravi limitazioni alla vita di relazione, per cui abbisogna di continua assistenza;
richiesta risarcimento: euro 615.604,91

- eredi (moglie e tre bambini in tenera età) e altri prossimi congiunti (genitori, due fratelli e due sorelle) di un muratore ventiseienne che, accompagnato in ambulanza al Pronto Soccorso per forti dolori al petto, avendo gli esami clinici strumentali e di laboratorio dato esito negativo per quanto riguarda il sospetto diagnostico di infarto del miocardio, fu dimesso con il sospetto di esofagite da riflusso e dopo cinque giorni di continue sofferenze fu trovato morto nella sua abitazione per una dissezione aortica già in atto al momento del ricovero, che, se tempestivamente diagnosticata, stante anche il lento decorso della malattia, avrebbe lasciato ampio margine di tempo per poter intervenire chirurgicamente anche in una sede distante, con buone possibilità di sopravvivenza;
richiesta risarcimento: euro 1.102.046,83

- una bambina che, a causa della incongruità e inadeguatezza delle manovre ostetriche poste in essere dalle operatrici durante la fase espulsiva all'atto della nascita, ha riportato la paresi del plesso brachiale destro, con conseguente semi infermità del braccio destro, che comporta inidoneità, per esempio, a molte pratiche sportive, in prospettiva rilevanti perdite di opportunità di occupazione, squilibri emotivi con disturbi di tipo ansioso - depressivo;
richiesta risarcimento: euro 295.239,24

- un bambino ricoverato più volte nel periodo perinatale per episodi di apnea ostruttiva in corso di flogosi alle vie respiratorie, che, essendo stata segnalata una deformazione cranio facciale con iniziale diagnosi, non corretta, di scafocefalea, fu sottoposto ad intervento neurochirurgico di asportazione della struttura sagittale sana con craniectomia; dopo un anno circa di crisi, stante la non risolutività dell'operazione, il bambino è stato sottoposto a nuovo intervento chirurgico presso altro nosocomio, che ha avuto esito finalmente favorevole;
richiesta risarcimento: euro 106.357,40

- un commerciante settantatreenne affetto da epatite C (epatite cronica HCV positiva) contratta durante un banale intervento chirurgico subito nel lontano 1976 (in precedenza la persona era perfettamente sana e non aveva mai avuto problemi al fegato); l'origine della malattia è stata individuata in base al criterio epidemiologico;
richiesta risarcimento: euro 500.000,00

- una ragazza deceduta un mese prima di compiere il diciottesimo anno di età, in ospedale, per un pneumotorace provocatogli da una caduta dal motorino, condizione che ben doveva essere sospettata in presenza di trauma toracico: sarebbe bastato un semplice radiogramma con conseguente drenaggio toracico d'urgenza;
richiesta risarcimento: euro 643.788,32

Diversi di questi casi sono già stati definiti, per altri sono stati pagati acconti; tutti i casi sono comunque bene avviati.

Il caso di Nicola Laezza

Segue infine la descrizione sommaria di una vicenda clinica, per la quale abbiamo ricevuto dal cliente espressa autorizzazione alla divulgazione, peraltro già avvenuta a mezzo stampa, corredata di nomi, cognomi, date, luoghi e ogni particolare rilevante.
Laezza Nicola, nato a Carife (AV) il 09/01/1968, residente a Fermignano (PU), Via Kennedy n. 52/c, coniugato con due figli, scolarità licenza media, autotrasportatore con patente DE ADR AB, è vivo per miracolo.

E' stato ricoverato presso l'Ospedale San Salvatore di Pesaro, Unità Operativa di Malattie Infettive ed Epatologia, dal 16/02/2005 all' 08/04/2005.

I giorni precedenti il ricovero si era sentito male mentre guidava il TIR in Trentino, tanto che a fatica riusciva a rientrare a casa.

Da 5 - 6 anni soffriva di diverticolosi con episodi di diverticolite.

Al momento del ricovero era affetto da febbre elevata associata a brividi scuotenti, vomito ripetuto e dolori al torace sinistro.

Dopo più di cinquanta giorni di ricovero senza risultati, pressochè in fin di vita, su richiesta dei familiari veniva trasferito alla Clinica di Gastroenterologia di Ancona, dove è stato degente fino al 04/06/2005.

Il 20/05/2005 è stato sottoposto ad intervento chirurgico di sigmoidectomia presso l'Unità di Chirurgia Generale del Prof. Risaliti.

Secondo la Relazione di Consulenza Medica in data 08/11/2005 del nostro medico legale, la lunga e tormentata vicenda clinica del sig.Laezza è derivata da una ben nota complicanza della malattia diverticolare del colon, la perforazione di un diverticolo nel circolo venoso mesenterico, con diretta immissione nel torrente circolatorio di batteri, tossine, feci e aria provenienti dall'intestino.

Tale complicanza, non diagnosticata e trattata per tempo, ha provocato effetti disastrosi sul circolo venoso addominale e sugli organi a quello tributari.

La complicanza diverticolitica con creazione di fistola colo - venosa è stata trascurata per oltre due mesi nel corso del ricovero presso l'Ospedale di Pesaro, e quando finalmente la malattia è stata diagnosticata alla Clinica di Gastroenterologia di Ancona, questa aveva provocato una massiva embolizzazione gassosa del circolo mesenterico - portale con risultante epato - spenomegalia, una tromboflebite ostruente della vena porta, da cui ipertensione portale con abbondante versamento ascitico e produzione di ampi circoli venosi collaterali, nonchè varici venose gastriche ed esofagee.

Nella vana attesa di una definizione diagnostica dei disturbi lamentati dal paziente si era peraltro conclamata una prolungata setticemia da Enterococco fecale, con ripercussioni cerebrali a probabile carattere embolitico - settico.

Le censure mosse ai sanitari dell'Ospedale di Pesaro sono le seguenti:

1) non si è tenuto alcun conto dell'anamnesi patologica pregressa, che segnalava a chiare lettere l'esistenza da alcuni anni di una malattia diverticolare del sigma, già complicata da ricorrenti episodi di diverticolite;

2) evocano poi grande sconcerto e incredulità gli emessi referti di un inutile intervento di laparoscopia esplorativa e di una pancolonscopia, nei quali la malattia diverticolare del colon, con le sue complicanze l ocali verosimilmente già apprezzabili, non ha ricevuto neppure una vaga menzione;

3) nell'arco dell'intero ricovero, segnato dalle continue sofferenze del paziente e da inconcludenti indagini cliniche e strumentali, nella mente dei sanitari dellOspedale di Pesaro l'ipotesi di una fistola colo - venosa da diverticolite non si è mai fatta strada;

4) gli stessi medici curanti non hanno ricevuto un adeguato supporto interpretativo da parte degli specialisti radiologi, i quali avrebbero dovuto individuare l'aria all'interno del circolo portale per mezzo delle TAC addominali;

5) inoltre i radiologi dell'Ospedale di Pesaro, nell'ultima TAC del 26/023/2005, avrebbero dovuto rilevare un'immagine di verosimile trombosi in una vena mesenterica.
Questa omissione diagnostica è stata la prima e più importante premessa alle lunghe e penose vicissitudini del Laezza, quando si sarebbe dovuto invece pervenire rapidamente alla diagnosi e alla terapia chirurgica, evitando l'instaurarsi della tromboflebite e della ipertensione portale.
Senza considerare che dopo il 26/02/2005, nonostante la perdurante incertezza diagnostica, non vi è stato più il ricorso ad indagini TAC dell'addome, che infine avrebbero potuto chiarire la natura di un quadro patologico in costante evoluzione peggiorativa;

6) altri rilievi critici sono stati mossi nei confronti dell'operato dei medici curanti dell'Ospedale di Pesaro, per avere gli stessi ignorato l'ipotesi di una perforazione diverticolare, che andava prontamente verificata anche per mezzo di un clisma opaco, indagine da cui sarebbe certamente emersa la presenza della fistola colo - venosa; e di non aver considerato che il versamento addominale poteva riconoscere una ipertensione portale pre - epatica di origine ostruttiva trombo - embolica, ipotesi che avrebbe raccomandato il ricorso ad una tempestiva spleno - portografia, anch'essa potenzialmente dimostrativa di una embolia gassosa da fistola colo - venosa.

"In sintesi", conclude il Prof. Zanetti, "il ritardo nella diagnosi e le negative conseguenze per la salute del paziente sono a mio parere integralmente riconducibili alle carenti condotte -quanto a metodologia clinica, conoscenze e diligenza dispiegate- dei medici dell'Ospedale S. Salvatore di Pesaro, relativamente tanto alla assistenza internistica quanto alla diagnostica radiologica, chirurgica ed endoscopica. Va sottolineato che la soluzione dei problemi clinici che affliggevano il paziente non presupponeva il ricorso a prestazioni di particolare difficoltà, tecnica o metodologica, e che tutto si riduceva a compiti di routinaria interpretazione dei rilievi strumentali, di possesso e puntuale impiego delle basilari conoscenze cliniche internistiche e chirurgiche, indispensabili per la cura di simili pazienti in un qualificato ambiente ospedaliero".

Alla esatta diagnosi della malattia che affliggeva il sig. Laezza sono poi agevolmente pervenuti i radiologi del Policlinico di Ancona, ma con notevole ritardo rispetto a quanto una corretta impostazione clinica dei problemi e una fedele lettura delle prime TAC avrebbero potuto consentire, e quando i margini per un risolutivo intervento terapeutico erano già molto ristretti.

I successivi interventi chirurgici non hanno infatti potuto scongiurare l'instaurarsi di gravi e permanenti postumi, quali la stenosi trombotica della vena porta, la conseguente ipertensione portale con ampi circoli venosi collaterali (cavernoma portale), la persistenza del versamento ascitico, la splenomegalia e la formazione di pericolose varici gastro - esofageea rischio di sanguinamento.

Postumi che una diagnosi e un trattamento chirurgico tempestivi avrebbero in tutto o in massima parte prevenuto.

Inoltre tale quadro è destinato a peggiorare nel tempo.

La situazione clinica del paziente appare estremamente delicata e in fragile equilibrio, e dovrà essere oggetto per il futuro di una assidua sorveglianza multidisciplinare.

Il danno alla salute è stato quantificato dal Prof. Zanetti nell'ordine di 38/40 punti percentuali rispetto alla condizione anteriore o al prevedibile buon esito di diagnosi e cure tempestive; nella riduzione al 50% della capacità lavorativa specifica di autotrasportatore, con corrispondente perdita di guadagno; in un danno biologico temporaneo della durata di mesi quattro come inabilità temporanea totale e di ulteriori mesi quattro come inabilità temporanea parziale; nelle spese da sostenere per la continua terapia farmacologica, per visite mediche specialistiche e per periodici controlli strumentali, quantificate nell'importo di euro 1000,00 l'anno.

L' Avv. Fabrizio Dini, con lettera racc. AR in data 11/11/2005, ha diffidato l'Azienda Ospedaliera "Ospedale S. Salvatore" di Pesaro a provvedere al risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi dal sig. Laezza Nicola, quantificati nella somma di euro 528.026,50.

L' Azienda Ospedaliera ha subito trasmesso la documentazione alla Compagnia Assicuratrice di competenza, G.G.L. s.p.a., Danni Responsabilità Civile Sanitaria di Mestre, che ha già istruito la pratica, riconoscendo la colpa dei sanitari.

Purtroppo, l'ingente risarcimento non potrà restituire la salute perduta al sig. Laezza, nè ricostituire la pace familiare ( la sciagura che si è abbattuta sulla famiglia ha anche incrinato i rapporti tra i coniugi, che si sono separati giudizialmente dinanzi al Tribunale di Urbino).

 

Home | Chi siamo | Cosa facciamo | Iter della pratica | Costo | Casi | Giurisprudenza | Domande e risposte | Contattaci